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Cos'è il software libero e perché conviene il Creative Commons?

Cos'è il software libero e perché conviene il Creative Commons?

Cos'è il software libero e perché conviene il Creative Commons? by RADIO DESTABILIZZATORE
Con l'aiuto di Davide Gaulli (cordinatore del movimento zeigeist) a DESTABILIZZATORE cerchiamo di sviscerare il concetto di software libero e di creative commons, ormai diventati parte integrante nella nostra società. In linea con la puntata abbiamo trasmesso anche un disco non registrato alla SIAE del gruppo Le Volken "we are alive". Salutiamo ancora Timmy vincitore del DESTA QUIZ!

Cosa rende efficace l’apprendimento auto-gestito?


Fonte
Traduzione di Maria Pia Lanfranchi e Vincenzo Barbato

Negli ultimi anni, gli educatori hanno cominciato a conc
entrarsi sempre di più sull’importanza di sperimentazione in laboratorio, partecipazione diretta, ricerche condotte dagli studenti, e l’uso di "manipolabili” in classe. La logica di base sembra essere che gli studenti imparano meglio quando possono controllare il flusso delle proprie esperienze, o quando il loro apprendimento è “auto-gestito”.

TZM Italia | Prof. Paolo Valerio: La cultura dell'inclusione e la valorizzazione delle differenze


La Cultura dell'inclusione e la valorizzazione delle differenze.
Conferenza contro il bullismo omofobico, per una cultura dell'inclusione.

Evento organizzato dal movimento ZEITGEIST
gruppo cittadino di Napoli venerdì 25 gennaio 2013 dalle 16:00 alle 18:30
presso la Biblioteca, Antonio Labriola
Piazza Pacichelli N°10 -- S.Giovanni a Teduccio (NA)

Relatore:
Prof. Paolo Valerio
Professore ordinario di Psicologia Clinica,
Università degli studi Federico II°
Presidente dell'Osservatorio Nazionale Identità di Genere.
Direttore del centro SInAPSi

Con il contributo di:
Claudio Cappotto
Assegnista di ricerca in psicologia clinica - Università Federico II

Concentrarsi sul miglioramento di se stessi, piuttosto che sulla vittoria


Fonte
Traduzione di Andrea Taeggil, Daniel Iversen e Vincenzo Barbato

I giovani atleti provenienti da aree urbane carenti mostrano più abilità nel gestire la loro vita e nello sviluppo del loro carattere, se i loro allenatori mettono in risalto l’importanza di creare un clima umanitario, invece di concentrarsi sulla competitività, stando ad una ricerca del Michigan State University's Institute for the Study of Youth Sports.
Giocare in un’atmosfera che si concentra sul miglioramento dell’atleta, invece che sulla sua competitività crea un clima di lavoro di squadra e sviluppa iniziativa, abilità sociali e senso dell'identità, riferiscono gli autori dello studio del Department of Kinesiology institute.
Lo studio, condotto da Daniel Gould e Larry Lauer, è stato di recente pubblicato sulla rivista Psychology of Sport and Exercise. Anche Ryan Flett, ex dottorando all’MSU, ora alla West Virginia University, ha preso parte alla ricerca.

“La ricerca va ad aggiungersi al crescente corpo del sapere, che mostra come il modo di agire degli allenatori e il clima che creano nella squadra abbia influenze importanti sullo sviluppo personale dei giovani”, dice Gould. “I nostri dati suggeriscono che se gli allenatori vogliono sviluppare abilità nella vita e nel carattere dei giovani, è importante concentrarsi sul miglioramento del loro se, più che sulla vittoria.”
Lo studio ha preso in esame 239 giovani atleti residenti in città, che completarono la Youth Experiences Scale-2, la quale misura, tra le esperienze di sviluppo giovanile, sia quelle positive che quelle negative. Gli atleti, di età compresa tra i 10 e i 19 anni, provenivano da comunità svantaggiate, con carenza di servizi alla persona e barriere economiche, culturali o linguistiche. Furono anche completate interessanti scale su questo ambiente, della motivazione sportiva e sono state fatte misurazioni sull'importanza che i loro allenatori attribuiscono allo sviluppo psicosociale.

Siamo ciò che viviamo


Fonte
Traduzione di Daniela Chiusolo, Daniel Iversen e Vincenzo Barbato

Secondo quanto afferma uno studio realizzato dai ricercatori della Commonwealth University in Virginia (VCU), le esperienze della nostra vita - gli alti e bassi e tutto il resto nel mezzo - ci formano, restano dentro di noi e influenzano il nostro punto di vista emozionale nella vita adulta.
Questo studio dimostra che, oltre al patrimonio genetico, anche le esperienze che viviamo influenzano in maniera significativa i nostri livelli di ansia e depressione.

“In un’epoca in cui si riserva grande attenzione alla genetica per l’una o l’altra caratteristica della personalità, è importante ricordare che anche le esperienze che derivano dall’ambiente contribuiscono a renderci le persone che siamo” afferma il responsabile della ricerca, Dott. Kenneth Kendler , Direttore dell’Istituto di Genetica Psichiatrica e Comportamentale dell’Università della Virginia.

Vuoi ridurre il pregiudizio? Prova la delicatezza


Fonte
Traduzione di Daniel Iversen, Andrea Taeggi e Vincenzo Barbato

Una squadra guidata dal ricercatore UA, Jeff Stone, ha cercato di espandere ciò che si sa nelle strategie di riduzione del pregiudizio, scoprendo che una chiave da usare di fronte a un individuo con dei pregiudizi è quella di fargli delle domande retoriche e riflessive (self-affirming questions)
Provate questo: la prossima volta che siete messi a confronto con un individuo con dei pregiudizi (con dei bias) e sentite il bisogno di colpirlo, provate a scegliere un approccio più acuto.
Il ricercatore Jeff Stone, della University of Arizona, ha guidato un team per studiare gli individui che hanno pregiudizi nei confronti degli arabo-americani.
Il gruppo ha riscontrato che persone con forti pregiudizi sono più soggette a cogliere le ingiustizie, provare empatia e senso di colpa, se però prima venivano loro rivolte domande che implicavano una conferma di se stessi, invece di scegliere una strada che implicava avere una conversazione più diretta sul tema dei pregiudizi.
"Quando un bersaglio si sente discriminato, l'ultima cosa che vuole è di far star bene con se stessa la persona con pregiudizi contro di lui" dice Stone, professore associato di psicologia sociale presso la UA psychology department.
Chiedere però domande retoriche e riflessive non è una questione di rendere più amichevoli gli individui bersaglio agli occhi del “pregiudizioso”, ma è questione di entrare nel subconscio di quest’ultimo, e fornire quindi una prospettiva prima che emerga della tensione.
Lo studio e i suoi risultati sono stati pubblicati in un articolo a cura di due autori, che si intitola "Thanks for asking: Self-affirming Questions Reduce Backlash when Stigmatized Targets Confront Prejudice", nella rivista "Journal of Experimental Social Psychology"

ZDay 2012 Vancouver | Federico Pistono: i robot ti ruberanno il lavoro (Sub Ita)


Federico Pistono, fondatore ed ex coordinatore del Movimento Zeitgeist Italia, parla di automazione e disoccupazione tecnologica.

http://www.federicopistono.org
http://www.zeitgeistitalia.org
http://www.thezeitgeistmovement.com

Non siamo il 99%, ma il 100%


Fonte 
Traduzione di Andrea Taeggi, Daniel Iversen e Vincenzo Barbato

È diventata un’opinione corrente che siamo noi, il 99%, contro di loro, l’1% e nonostante all’apparenza sembrerebbe proprio sia così, se ci sforziamo ad osservare la situazione più da vicino, diventa evidente che non lo è.
Ora, è chiaro che c'è un accordo del sistema bancario internazionale atto a controllare il nostro sistema politico, grandi società su scala globale che corrompono l’arena politica manovrando i nostri cosiddetti rappresentanti eletti, trattandoci come poco più che bestiame con lavori insoddisfacenti e poco remunerativi, vendendoci spazzatura creata per rompersi nel breve termine, con poco o nessun interesse per noi o per il nostro ambiente. Il cosiddetto 1% ha come unico scopo il profitto, il potere e il controllo. Non ho niente da ridire al riguardo.
Ciononostante, vorrei suggerire che coloro etichettati come l’1% sono in realtà parte del 100% e manifestano comportamenti che il nostro modello sociale ha rinforzato in maniera molto efficace e ricompensato lungo tutta la loro vita.
Se si picchia un cane, l’ambiente violento insegna al cane a compiere per primo abusi e noi esseri umani non siamo diversi, pensateci. Siamo stati cresciuti ed educati a competere tra di noi, a prendere i voti migliori a scuola, così da essere premiati con borse di studio e lavori ben pagati. Colui che riesce meglio a rigurgitare quelle schifezze anestetizza-menti che ci vengono insegnate durante la nostra adolescenza prende i voti più alti, prende una borsa di studio per entrare nelle scuole più prestigiose e finisce per avere lavori altamente remunerati. Non che ci siano poi così tanti lavori disponibili, a prescindere da quelli meglio pagati, al giorno d’oggi. 

Studio mostra che le coppie materialistiche hanno più soldi ma anche più problemi


Fonte
Traduzione di Daniel Iversen e Vincenzo Barbato.

Nuove ricerche hanno confermato l’ipotesi del testo dei Beatles e scoprendo che “il genere di cose che i soldi non possono proprio comprare” sono un matrimonio felice e stabile”.
Gli studenti della Brigham Young University hanno studiato 1734 coppie sposate del paese. Ogni coppia doveva completare un valutazione del proprio rapporto e c’era una parte in cui chiedeva quanto valore loro davano nel possedere “soldi e un mucchio di roba”.
L’analisi statistica fatta dai ricercatori ha mostrato che le coppie che hanno dichiarato che i soldi non sono importanti avevano una stabilità matrimoniale migliore del 10-15%, oltre ad altre misure della qualità del rapporto rispetto a coppie dove uno o entrambi erano materialisti.

Il futuro è Peer-to-Peer


Fonte
 Traduzione di Daniel Iversen e Vincenzo Barbato
Volevo cogliere l’opportunità per introdurvi al fantastico mondo della Peer to Peer Foundation. Questa filosofia, se scegliamo di abbracciarla, può responsabilizzarci ad iniziare una transizione.
Quando sentite le parole “peer to peer” la prima cosa che viene in mente sono i download illegali, ma questo è come pensare ai ladri di auto ogni qual volta si parli di automobili. Peer to Peer è un fenomeno, una filosofia, un universo emergente di possibilità. Ha la potenzialità di attuare il cambiamento di cui abbiamo tanto bisogno e hanno necessità di abbracciarla tutti i movimenti per un cambiamento sociale.

In poche parole questa filosofia aiuta noi, le persone, a riprendere il potere. Come disse Bucky Fuller: “Non cambierete mai le cose combattendo contro la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruite un nuovo modello che faccia diventare obsoleto quello esistente”, ed è esattamente quello che fa la Peer to Peer Foundation.
Pagine su pagine di Wiki descrivono la sua vastità di applicazioni reali, tangibili e le sue soluzioni per ricostruire una società letteralmente da zero.
É coperta ogni area, dalla cultura all’educazione, dall’economia alla scienza. La maggior parte delle applicazioni segue un filo comune: il richiamo all’informazione e alla collaborazione aperta, vera democrazia.

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