
Articolo originale di John Naughton, apparso su “The Guardian“
Traduzione a cura della rivista “Internazionale“.
Apple, Amazon, Facebook e Google hanno profitti da capogiro e si vantano di aver creato nuovi posti di lavoro. Ma spesso si tratta di lavori sottopagati e alienanti
Vi serve un corso accelerato di capitalismo digitale? Facile, vi basta assimilare quattro concetti: margini di profitto, volume, disuguaglianza e impiego. Se volete qualche dettaglio in più, aggiungete quattro aggettivi: esiguo, grande, enorme, misero.
Cominciamo con i margini di profitto. Un tempo esisteva una grande azienda di nome Kodak. Dominava il suo settore, la fotografia basata sui processi chimici, e aveva margini di profitto enormi, che in alcuni casi raggiungevano il 70 per cento. Un giorno, però, nelle profondità dei suoi laboratori di ricerca e sviluppo, alcuni dipendenti hanno inventato la fotografia digitale. Quando hanno presentato l’idea al loro capo, la conversazione dev’essere andata più o meno così. Capo: “Quali sarebbero i margini di profitto?”. Ricercatori: “Be’, è tecnologia digitale, quindi al massimo il 5 per cento”. Capo: “Grazie, potete andare”.